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Mental Coaching. Se l'avversario interno è più forte di quello esterno

Come gestire i sabotatori interni

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Mental Coaching. Se l'avversario interno è più forte di quello esterno

L'Italia che corre nelle lunghe distanze (maratona) è sempre stata fucina di grandissimi atleti, ma fino a metà degli anni 80 non era mai riuscita a concretizzare questo potenziale con vittorie importanti, fino a quando, nel 1984, un atleta, non particolarmente noto in ambito internazionale, trionfa nella maratona di New York. Orlando Pizzolato. Quella vittoria, impensabile per gli appassionati dell'atletica, trasforma Orlando in uno "spietato" atleta che si riconferma anche l'anno successivo nella maratona più conosciuta al mondo, nonchè alle Universiadi.
Quel successo apre la strada ad altre affermazioni ancora più prestigiose, ottenute Gelindo Bordin (Seul 1988) e Stefano Baldini (Atene 2004) con la consacrazione dell'alloro olimpico.
La prima vittoria di Pizzolato fu impensabile per qualunque esperto di "fondo", ma non per lui. I giornalisti di tutto il mondo, sorpresi dal risultato, gli chiesero se fosse stato difficile ottenere quel risultato e se lui stesso fosse sorpreso da quanto ottenuto. La risposta lasciò tutti di stucco. "E' stato più semplice di quanto avessi immaginato".

Orlando non voleva certamente essere irrispettoso nei confronti di nessuno, ma precisò subito il suo pensiero: Quella vittoria, nella mia testa, l'avevo già ottenuta centinaia di volte. Quel finale trionfale, l'avevo "percorso" mentalmente in migliaia di allenamenti. Quando poi si è concretizzato è stato un semplice "dèjà vu".

Pizzolato aveva già plasmato la sua mente su qualcosa che, nella realtà, non si era ancora verificato. Nel momento della gara, la "testa" è stata una perfetta alleata. Non ha fatto nulla di diverso di quanto si era esercitata a fare.
Lo sport di alto livello, però, è in grado di raccontarci esempi diametralmente opposti.
La "testa" dell'atleta può trasformarsi in un avversario più ostico di quello reale. Pressione, tensione, ansia, aspettative, convinzioni limitanti, possono diventare un secondo avversario, ed, in alcuni casi, l'unico.
L'atleta si ritrova a competere su due fronti: uno interno ed uno esterno. Due gare in una.
Qualunque disciplina sportiva può proporci esempi di atleti che in allenamento sono in grado di ottenere prestazioni che non trovano conferma in gara. La tensione agonistica (che generalmente è il più potente propulsore dell'atleta) può trasformarsi in un freno che inibisce il potenziale.
Noi spettatori, quando assistiamo ad una competizione, vediamo l'atleta nel suo "gesto esterno" ma, nel contempo, è molto probabile che stia vivendo un "dialogo interno", (produttivo o meno) oppure stia tentando di gestire la "percezione" degli elementi suindicati affinché non diventino dei sabotatori interni.
Ma è proprio quando l'atleta tenta di combattere contro un avversario apparentemente invisibile che questo prende forma.
In ogni caso, come in qualunque esercizio (fisico o mentale), se ci si allena a gestire i processi interni, l'avversario invisibile potrà diventare il più potente alleato, consentendo all'atleta di conquistare risultati apparentemente irraggiungibili, negli altri casi, sarà capace di "limitare" il talento di cui è dotato il campione, e, soprattutto, sciupare anni di allenamento.

Puoi trovare altri articoli sul Mental Coaching alla pagina Giorgio Pisano CANALE TISCALI SOCIAL NEWS oppure visitare il sito dedicato al Coaching www.giorgiopisano.it

a cura di: Giorgio Pisano

pubblicato il: 27/11/2014

Orlando Pizzolato, convinzioni limitanti, mental coaching

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