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Giovanna D'Alessio intervistata da Giorgio Pisano

Il Personal Coaching

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<b>Giovanna D'Alessio</b> intervistata da Giorgio Pisano

Questa Sezione pur essendo dedicata agli Imprenditori Sardi accoglie eccezionalmente la Dott.ssa Giovanna D'Alessio

Dott.ssa D’Alessio, negli ultimi tempi Lei è diventata molto nota in Italia parlando di “Personal Coaching”; tutte le più importanti testate giornalistiche la intervistano, Il libro di Cinzia Sasso, dal Titolo “DONNE” edito da Sperling & Kupfer Editori, la inserisce fra le Donne Manager più rappresentative in Italia; ci può spiegare che cosa fa il Personal Coaching?

Il coaching è una professione relativamente recente. Dico relativamente perché è nata negli Stati Uniti circa 20 anni fa e poi si è sviluppata internazionalmente perché ha dimostrato di essere la metodologia più efficace per sviluppare il potenziale delle persone. In uno studio dell’ International Personnel Management Association, si dimostra che se la formazione migliora la produttività mediamente del 22%, con il coaching raggiunge l’88%” (Financial Times - Public Personnel Management, Washington, 1997).
Un coach aiuta le persone a trasformare se stesse e a riformulare il loro modo di essere, di pensare e di agire. Il coach sfida e supporta il cliente a raggiungere elevati livelli di performance e allo stesso tempo far emergere il meglio di se.
Il rapporto di coaching si sviluppa attraverso una serie di conversazioni a scadenze prestabilite in cui il coach aiuta il cliente a definire obiettivi più focalizzati, esplorare nuove opportunità e superare eventuali barriere, per creare un piano di azione su cui il cliente si impegna a lavorare.

Come è nata l'idea di creare una attività imprenditoriale come Life Coach Lab?

L’idea è molto semplice: Ho voluto creare una struttura che si occupi esclusivamente di coaching e che sia in grado di fornire servizi di coaching sia a singoli individui, sia a grandi organizzazioni. Ho sviluppato collaborazioni con altri coach in Italia e all’estero creando così un network di professionisti con diversi background e “specialità” per servire al meglio i clienti.

Quale è stato il suo iter formativo e professionale?

Dopo l’MBA negli Stati Uniti ho trascorso 17 anni in azienda di cui 5 anni come imprenditrice e 12 come manager di aziende multinazionali come Saatchi & Saatchi e Yahoo! Inc. In quest’ultima azienda sono stata responsabile dello start up italiano e successivamente direttore marketing europeo a Londra. Quando ho deciso di dedicarmi totalmente al coaching ho effettuato un training specifico della durata di oltre un anno nella più prestigiosa scuola internazionale certificata. Successivamente ho superato l’esame per la certificazione come Associate Certified Coach della International Coach Federation. Naturalmente non mi fermerò qui. E’ fondamentale essere su un percorso formativo continuo.

Quali sono le principali difficoltà che incontrano gli imprenditori che si rivolgono a Lei?

I miei clienti non si rivolgono a me per superare delle difficoltà, ma lo fanno per raggiungere obiettivi ambiziosi, magari durante uno start up, oppure durante un momento di cambiamento dell’azienda, o quando all’organizzazione è richiesta una forte crescita. Abbastanza frequente, con i piccoli e medi imprenditori, è la gestione efficace della successione dell’azienda, lo sviluppo della leadership e la costruzione di team collaborativi; in questo caso si tratta di Business Coaching. Quando il progetto di coaching è creato per grandi aziende, e quindi si tratta di lavorare assieme ai key talent o al team direttivo o agli executive, si parla di Corporate Coaching.

Come si svolge una sessione di Coaching?

Generalmente il cliente arriva alla sessione con un obiettivo. Il lavoro del coach è, fondatrice e Presidente di U2coach Srl: «Credo che per realizzare un sogno il primo fattore vincente sia che ’iventi il sogno anche di altre persone» (2005).


Generalmente il cliente arriva alla sessione con un obiettivo. Il lavoro del coach è di ascoltare il cliente completamente, non solo quello che dice, ma, soprattutto, quello che non dice, di comprendere l’intero contesto del cliente, di aiutarlo a scoprire una serie di possibilità o opzioni e ad eliminare eventuali barriere interne o esterne al raggiungmento dell’obiettivo. Il coach generalmente parla meno del 25% del tempo e non dà soluzioni o consigli: il suo compito è quello di fare domande che evochino scoperta, consapevolezza e spingano il cliente avanti verso i suoi obiettivi. Durante la sessione il coach aiuta il cliente ad essere consapevole dei propri talenti e del proprio potenziale, e fa emergere eventuali convinzioni o pregiudizi che possono limitare la sua efficacia.

Lei è stata Direttore Marketing di Yahoo Europa e pertanto conosce molto bene i problemi di mercato, le difficoltà nei contesti competitivi. Per le aziende gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una sempre maggiore turbolenza. Ed è possibile prepararsi al meglio?

Ormai viviamo in un contesto altamente competitivo, nel quale le aziende devono confrontarsi quotidianamente con l’impatto delle tecnologie, della globalizzazione ma anche di un consumatore più pragmatico ed esigente. Le aziende che vogliono essere o rimanere vincenti devono creare una struttura che possa rispondere velocemente e con successo ai continui cambiamenti, addirittura anticiparli. Secondo me i fattori di successo saranno la capacità di apprendimento continuo dell’intera struttura e la creazione di un ambiente lavorativo che faciliti la collaborazione tra individui e team e l’assunzione di responsabilità e rischi a tutti i livelli. Sarà sempre più necessario sviluppare i talenti e il potenziale dei singoli individui per una migliore performance.

Se un imprenditore può scegliere fra un Corso in aula di Leadership Manageriale (con un confronto diretto con altri manager) ed una o più sedute di Personal coaching, che tipo di valutazioni dovrebbe fare per operare una scelta ponderata?

La decisione naturalmente dipende dagli obiettivi che vuole raggiungere. I corsi in aula sono lo strumento migliore per acquisire conoscenze e quelle che si chiamano "best practises". Ma non è detto che le conoscenze acquisite siano quelle giuste per l’imprenditore e la sua "realtà" o che queste addiritura si trasformino in un nuovo modo di essere e di fare.
Il coaching è uno strumento di trasformazione personale e professionale che permette di raggiungere obiettivi specifici dell’imprenditore. Il confronto limitato soltanto ad un professionista (il coach) che crea un ambiente di piena fiducia in cui il cliente può sentirsi al sicuro e non giudicato, permette a quest'ultimo di esplorare se stesso e di condividere con maggior tranquillità le proprie potenzialità.
Naturalmente, il confronto con altri imprenditori arricchisce spesso l’esperienza formativa del cliente. Ma questo si può sempre ottenere attraverso dei gruppi di coaching nei quali, ad esempio, un gruppo di imprenditori lavora assieme ad un coach su argomenti specifici.

Dott.ssa D'Alessio, Lei è una donna giovane, molto bella e con una esperienza internazionale; questi aspetti le hanno causato maggiori difficoltà professionali?

Grazie per avermi definito giovane. Direi invece che mi hanno sempre facilitato, specialmente nel rapporto professionale con manager e imprenditori. Condividere alcuni aspetti di se con una donna può essere più facile e senza quel senso di competitività che a volte può insorgere tra due uomini. Comunque premetto sempre ad ogni azienda con cui lavoro chi i pilastri del coaching sono: la confidenzialità e la volontarietà. Non si può imporre il coaching e un coach ad un manager: non funzionerebbe. Questo è il motivo per cui chiedo all’azienda di poter fare una presentazione al gruppo di manager che si vuole coinvolgere nel coaching, affinchè si possa presentare il progetto, le finalità e per dar modo di fare domande e/o chiedere spiegazioni; in genere, comunque, collaboro con altri professionisti, in modo da offrire una scelta ai manager.

Dott.ssa D'Alessio, le rivolgo una domanda un pò particolare: Lei ha mai realizzato un suo sogno, personale o professionale, che ha perseguito fino a vederlo trasformato in realtà? Se si, secondo lei, quali sono stati gli elementi che glielo hanno permesso?

Ne ho realizzati più di uno, sia dal punto di vista personale che professionale. Nel mio caso credo che il successo sia stato dovuto alla capacità di avere una vision, alla passione, all’entusiasmo contagioso, all’intuito e alla mia integrità.

Ed infine un consiglio per i nostri utenti che ricercano un percorso formativo. Da poche settimane è attivo nel nostro portale una sezione dedicata ai Master internazionali; che consiglio darebbe ad un giovane che sta pensando di scegliere un Master?

Quando io ho scelto il mio master internazionale, ho scelto il programma che mi permetteva di sperimentare il più possibile e dove i docenti non erano accademici ma professionisti, manager e imprenditori di provata fama. Credo sia anche essenziale che il Master abbia un valore reale e che sia riconosciuto o certificato nel proprio settore.

Intervista a cura di Giorgio Pisano, Responsabile Sviluppo E-school


a cura di: Giorgio Pisano

pubblicato il: 08/12/2014

Giorgio Pisano, Giovanna D'Alessio, Coaching

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