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La Formazione vista da Managers e Formatori - 2

Seconda Parte

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La Formazione vista da Managers e Formatori - 2

Questa Sezione pur essendo dedicata agli Imprenditori Sardi accoglie eccezionalmente lo straordinario contributo fornitoci dal portale E-SCHOOL

I maggiori Managers e Formatori italiani rivelano le doti e le strategie che li hanno portati ad ottenere i più alti risultati nel loro settore. Nelle interviste rilasciate al portale E-school.it dal 2001 ad oggi sono contenute tutte le ultime tendenze di un mondo in continua evoluzione ed i punti di vista di chi questa evoluzione la determina. Li abbiamo raccolti in un articolo in quattro parti di cui presentiamo di seguito la seconda (la prima è disponibile qui).

di Eleonora Cipollina


Ma quali competenze ricercano simili personalità per le proprie aziende? Al porre loro questa domanda, abbiamo scoperto che è ancora utile presentarsi con la laurea o il master, sempre valutati positivamente, ma che entrambi hanno perso quasi del tutto il loro status di requisiti primari: «Credo che il titolo di studio sia una buona base da cui partire e su cui lavorare, ma va da sé che da solo non basta», afferma nel 2002 Federico Marturano, Direttore Generale di Monrif Net. «Sicuramente dovrebbe essere integrato con esperienze lavorative, non necessariamente legate ai propri obiettivi e alle personali aspirazioni». Incalza Ruffoni: «La laurea è un punto di partenza di indiscusso valore, ma sono dell’opinione che l’esperienza più produttiva si faccia sul luogo di lavoro, con la pratica, accompagnata da una sempre necessaria specializzazione». Centra il punto Davide De Guz, ideatore e Business Development Manager di University.it: «La formazione non è altro che l’amplificazione delle proprie capacità e non è sufficiente di per sé a trovare il successo; occorre un impegno reale e serio nel mondo del lavoro, almeno negli anni immediatamente successivi al master» (2003).

Sembra assodato, quindi, che il cursus formativo-professionale debba essere arricchito di altri ingredienti: De Guz segnala, in particolare, la curiosità, l’impegno, l’autocritica, l’empatia e il senso di responsabilità; Mario Silvano, uno dei maggiori formatori di venditori in Europa, nel 2004 pone un grande accento sull’entusiasmo; Paolo Ainio, Amministratore Delegato di Matrix, attribuisce un grande valore alla capacità di apprendimento (2001). «E’ fondamentale essere motivati, avere delle ambizioni, porsi degli obiettivi precisi e ben delineati, sempre», continua Marturano. «Essenziale per la riuscita sono la capacità di pensare in grande e una mente flessibile - sostiene infine Barbara Macino, fondatrice dello Studio Consulenza Comunicazione Macino - aperta a tutte le possibilità che un settore offre davvero” (2004).

Incisiva Elena Henny, Presidente di Profilo Academy: «Diciamo che oggi il “pezzo di carta” si dà per scontato, bisogna averlo, ma sono le capacità personali che fanno la differenza. Queste si sviluppano anche concentrandosi sempre di più su quello che è il proprio interesse, tramite l’autoformazione per esempio, leggendo libri, informandosi, restando aggiornati, ma anche attraverso corsi di formazione e specializzazione. Un datore di lavoro che non conosce il candidato valuta il differenziale del capitale umano, ciò che è collaterale, come gli stage e i corsi di formazione frequentati, o eventuali esperienze fatte anche al di fuori del proprio contesto di riferimento, ma che siano delle testimonianze della disponibilità, della duttilità della persona» (2004). Ancora più tagliente Max Formisano: «In tanti anni di scuola e di università, mi hanno parlato di tutto: latino, greco, geografia astronomica, chimica, diritto ecclesiastico italiano e comparato, diritto comunitario europeo… ma non c’è stato un professore che, neanche per sbaglio, mi abbia detto quello che mi serviva davvero. Prima di tutto credere in me stesso e aver fiducia nei miei mezzi. Poi saper davvero comunicare, ascoltando, invece di “vomitare” sugli altri i nostri pensieri, le nostre convinzioni e i nostri punti di vista. Essere empatici, infine, riguarda la capacità di mettersi nei panni dell’interlocutore creando così empatia» (2004).

Prosegue su questa scia Felician, che ritiene che un diploma sia il minimo, ma che contino di più le capacità personali. Quanto a laurea e master, alla prima dà una certa rilevanza, mentre non stima il secondo «molto importante, nel senso che alla fine della laurea c’è la scelta: o fare il master o mettersi a lavorare. Io apprezzo molto le persone che cominciano a lavorare molto giovani, perché vuol dire che sono motivate, e da una persona molto giovane non ci si può aspettare perfino il master. Non lo considero un titolo che cambia totalmente il curriculum e non consiglierei ad un giovane di farne uno a tutti i costi: consiglierei ad un giovane bravo che si è laureato in fretta di mettersi sul mondo del lavoro, e andrà a ruba».

Nemmeno in Microsoft Italia le cose vanno in modo molto diverso, secondo il Direttore del Personale Marco Ornago (2003): «Le lauree tecniche, per quanto funzionali all’area di specifico riferimento, non sono per noi la componente più importante; la caratteristica per poter operare al meglio in questa Azienda è la passione per la tecnologia, che deve essere sempre supportata dalla continua curiosità e dalla disponibilità naturale a mettersi continuamente in gioco ed in discussione. La media delle nuove leve non supera la soglia dei 25 anni” e solo in secondo luogo ha le competenze specifiche per il settore dell’azienda in cui si vuole inserire: «per quanto riguarda l’area Marketing, titolo preferenziale costituiscono le lauree ad indirizzo economico; il settore Commerciale richiede, invece, una certa versatilità, fermo restando che è indispensabile che il candidato possieda una veloce capacità di apprendimento, nonché una decisa abilità nel rapporto interpersonale. Per quanto concerne, infine, il settore Consulenza e Assistenza tecnica si opta in genere per le Lauree in Ingegneria, Fisica e Matematica» (2002).

Pure Roberto Santori, Fondatore e AD di Challenge S.p.A., asserisce che «il semplice titolo di studio non è più sufficiente per inserirsi in modo dinamico e vincente nel mondo del lavoro. Professionalità e tecnica non bastano: le capacità di leadership, cooperazione, flessibilità e problem solving sono requisiti indispensabili per una buona organizzazione manageriale» (2004). D’altronde, ricorda Andrea Accorinti, Formatore di Max Formisano TC&C, «a scuola non è possibile imparare tutto. Alcune competenze si imparano solo sperimentandole nel proprio contesto di vita e professionale. Io ritengo che per vivere una vita di successo occorra sviluppare la capacità di comunicare: saper vedere il punto di vista dell’altro, senza perdere di vista il proprio» (2005).

Flaminia Fazi ripensa al proprio vissuto di studentessa di vari master: «I master sono stati momenti di crescita e di scambio con altri professionisti ed una buona occasione per approfondire tematiche ed orientarmi in contesti professionali complessi. Non è importante il pezzo di carta che tutti rincorrono, ma cosa c’è dietro. In Italia credo che ci sia una certa superficialità nell’accesso alla formazione specialistica e post universitaria: si cerca il titolone da scrivere sul curriculum e poco si coltiva la persona e le sue capacità personali di realizzare con efficacia progetti in ogni tipo di contesto. Ovviamente la conoscenza è fondamentale, ma finisce persino per essere inutile quando non è supportata da comportamenti ed attitudini efficaci. L’università non è una carriera facile ed ancora non ho capito quanto sia premiante per le persone di talento».

Conclude Helmut Rauch, fondatore e Presidente di Helmut Rauch Srl: «Per chi vuole mettersi nel mondo aziendale, lo studio universitario e le varie specializzazioni vanno sempre bene, a patto che siano affiancate il prima possibile (già durante il corso degli studi) ad esperienze di lavoro, alla consapevolezza che gli studi migliorano il “sapere”, e non necessariamente l’intelligenza, il “saper fare” (soprattutto nelle relazioni con gli altri) e il “saper essere”, e quindi a una giusta dose di umiltà e disponibilità ad apprendere sempre» (2005).


Continua…

a cura di: Eleonora Cipollina

pubblicato il: 08/12/2014

Indagine Formazione italia, eleonora cipollina,

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